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L’ultimo saluto negato: come affrontare il lutto ai tempi del Coronavirus

L’ultimo saluto negato: come affrontare il lutto ai tempi del Coronavirus

La parola lutto trae origine dal latino “lugere” e significa piangere. Il lutto è uno stato psicologico di  grande sofferenza, generato dalla perdita di una persona cara.

Chi ha vissuto la morte di qualcuno in questo periodo sta facendo i conti con un dolore reso ancora più forte dal pensiero di non aver potuto stare accanto a quella persona nei suoi ultimi momenti di vita, dal dispiacere di non averla potuta salutare in maniera consona con una cerimonia funebre e anche dall’amarezza di aver condiviso le esequie soltanto con poche persone.

La storia umana e la civiltà, sono nate quando il primo uomo venne seppellito dalla comunità, che attraverso un rituale pubblico rendeva onore al defunto. Questo momento di condivisione serviva per esorcizzare nei presenti il dolore, la sofferenza, la paura, tutte le emozioni che rivestono la morte. Oggi tutto ciò è stato negato: non è stato possibile mettere ‘in scena’ quel rituale che è il funerale, fatto di affetti e consolazione. Si possono alternare vissuti di colpa, dolore, rabbia e impotenza.

 

Come affrontare la morte e il dolore che ne consegue in simili condizioni?

E’ indispensabile per elaborare il lutto in una situazione di emergenza di tale portata dare parole al dolore, all’angoscia e alla sofferenza, cercando di ristabilire un certo senso di controllo e direzione nella quotidianità della vita. Inoltre, è importante lasciare andare il senso di colpa, per non aver potuto far nulla, per non esserci stato ‘fisicamente’, per non aver detto addio con parole e con gesti.

Tra i numerosi psicoanalisti che si sono occupati della tematica, si può annoverare la recente riflessione di Recalcati (2016), il quale definisce il lavoro del lutto come “straziante, doloroso e struggente”.  Esso è sollecitato dalla memoria e richiede tempi lunghi per essere compiuto. Egli porta ad esempio un aneddoto tratto dal libro di F. Nietzsche “Così parlò Zarathustra” (1883-1885) dove Zarathustra, identificatosi con un acrobata incontrato nel suo percorso, quando lo vide morire, decise di caricarlo in spalla. Dopo averlo portato a lungo si rese conto della difficoltà di vivere la vita con questo peso e decise quindi di seppellirlo.

Questa metafora spiega in modo semplice il processo di guarigione che deve percorrere la persona che ha subito un lutto. Dopo essersi identificato nell’oggetto perduto e aver portato con sé ricordi, valori, modi di fare ed emozioni bisogna cercare di liberarsi dal peso del dolore e della memoria, per vivere la propria vita.

Sebbene il tema della morte risulti spesso un tabù, è importante che tutto ciò non avvenga in solitudine. Le fasi tipiche del trauma e del lutto, hanno bisogno dell’“altro” per potersi compiere, dell’altro che ascolta, che consola.

La psicoterapia ha un ruolo decisivo per affiancare l’elaborazione del lutto e sostenere in tutte le sue fasi la persona coinvolta in questo difficile processo. La mancanza di un appoggio costruttivo e la fissazione sul ricordo possono portare ad un crollo e rendere difficile il recupero del benessere e dell’equilibrio psicofisico dell’individuo.  Freud (1917) immaginava che la persona colpita da questo grande dolore portasse dentro di sé un “posto vuoto”, un posto fatto di ricordi, di memoria e di emozioni legate alla persona scomparsa. Grazie alla psicoterapia è possibile mettersi in contatto con questo dolore per cercare di portare alla consapevolezza questo “posto vuoto”. 

E’ quindi possibile riprendersi da questo evento traumatico e uscirne trasformati, pur riconoscendo che qualcosa al proprio interno sia cambiato per sempre. E’ importante usare questo dolore per riuscire a guardare dentro di sé per poter ripartire rinnovati e diversi.

La via maestra di guarigione è il perdono: è difficile accettare l’avverso destino, ma solo abbandonando il risentimento, si può liberare il cuore dal dolore e dal potere che i fatti esercitano. Il perdono arriva quando si rinuncia ad esigere il risarcimento per il grave torto subito e si sceglie di non identificarsi più con il risentimento.

E’ un percorso di consapevolezza e di accettazione di sé. Il ritrovato benessere inizia quando la sofferenza si trasforma in energia guaritrice che può aprire di nuovo alla bellezza e alla gioia.

 

Studio Ventuno- Centro di Psicoterapia e Psicologia Clinica di Asti 
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Dott.ssa Raffaella Baino e Dott.ssa Giulia Guasco
PSICOLOGHE PSICOTERAPEUTE

Dott.ssa Francesca Savoia
TIROCINANTE PSICOLOGA